Il “rugby del nuovo mondo”

In questo momento difficile e complicato per tutti, anche il rugby vuole progettare e prepararsi per la propria ripartenza.
Ripartenza che dovrà seguire le regole decise dagli organi competenti, alle quali  bisognerà, per il bene di tutti attenersi in modo scrupoloso e coscienzioso.
Nel frattempo si leggono e arrivano da svariati mezzi di informazione tanti pensieri e idee, da vari esponenti del rugby nostrano, su quello che dovrà essere il rugby del “nuovo mondo”.
L’idea di “annullare promozioni e retrocessioni nella prossima stagione” , creando campionati fini a sè stessi, senza competizione e ambizione, con l’unico obiettivo di alleggerire i club dalle incombenze economiche che la crisi acuirà. Questa oggi pare la panacea a tutti i mali ma, ovviamente, se non abbinata a progetti sportivi e aziendali strutturati allungherà solo l’agonia del nostro amato sport.

Sì, parlo di aziende perché, se ancora qualcuno non l’avesse capito, è di questo che bisogna iniziare a parlare se si vuole guardare al futuro con ambizione e crescita.
Puntare sui giovani”. Sentirlo dire oggi, quando un club dovrebbe avere nel suo dna, da sempre, quello di avere a cuore i propri giovani, sembra un termine edulcorato per mandare allo sbaraglio ragazzi ancora non totalmente formati solo per meri fini e calcoli economici, forse perché i club si stanno accorgendo che il tempo dei soldi facili è finito.

I giovani se ne accorgeranno e l’abbinamento di mancanza di stimoli, competizione e progettualità da parte delle società, spingerà molti di essi a guardare verso altri lidi dove questi aspetti, invece, saranno curati e tutelati in modo qualitativamente superiore, contribuendo ancora di più a desertificare di talenti il nostro rugby  e portandolo verso un ulteriore livellamento verso il basso.

Ora, più che mai, nel bel mezzo della bufera si sente parlare di programmazione, sostenibiltà, valori, etica, giovani, sociale, tutti argomenti che dovrebbero stare in vetta alle priorità di una società ma che, fino allo scorso 23 febbraio, non erano proprio al centro dell’attenzione e del dibattito tra i vari club.

Quello a cui molti pensavano era solamente il proprio interesse, egoismo, denaro e tutto d’un tratto, ora, ci si accorge di questi valori, sui quali si vuole spostare l’attenzione e renderli fondamentali per il rugby che verrà, senza analizzare quello che è stato fatto fino a ieri, come se ieri non esistesse e fosse stato cancellato con un colpo di spugna.

Sento illustri opinioni riguardo il rugby del “nuovo mondo” dove “si dovrà decidere se fare etica o professionismo” (personalmente preferisco usare il termine professionalità), come se queste due modalità non possano coesistere nella stessa impresa. Essere etici e professionali è, ormai, la mission di tutte le aziende del mondo, in qualsiasi settore esse operino, perché non può esserlo nel mondo del rugby?

Demonizzare il professionismo, perché a detta di alcuni assorbirebbe solo risorse che in questo momento andrebbero dirottate a pioggia ai club per far fronte alla crisi, senza che questi ultimi portino idee o stimoli nuovi, sarebbe un grossissimo autogol, visto che andremo a tagliare l’unica fonte di visibilità internazionale e di introiti del nostro rugby. Fondamentale sarà il come e a fronte
di cosa questi fondi devono essere indirizzati alla base. Base che mai deve far mancare il proprio supporto e lavorare per garantire numeri e qualità all’alto livello.

Serve creare un club non solo alimentato da sponsor o con denaro generato attraverso artifizi di “finanza creativa”, ma da progetti propri, strutturati, da sottoporre a partner che si fidelizzano e credono nelle attività e nei valori proposti; certo costa fatica, tempo, sudore e idee nuove ma è la sola strada che permetterà di affrontare sia i tempi buoni che i tempi meno buoni, e permetterà di dare quella qualità e professionalità che tutti gli stakeholder esigono.

Qualche riflessione è giusto porsela per poter partire nel modo corretto, utilizzando questa esperienza come opportunità di vero cambiamento per un bene comune, che non si trasformi in sole parole e dichiarazioni di facciata dettate da mero opportunismo contingente. Inutile parlare di Leghe, alto livello, rugby di base se i club al loro interno non hanno chiaro l’obiettivo da raggiungere e la rotta da seguire. Quest’ultima potrà cambiare in quanto bisognerà di volta in volta far fronte ad eventi esterni, positivi o negativi, grandi o meno grandi, ma è l’unica via per far sì che ognuno arrivi al proprio risultato, senza scimmiottare e rincorrere idee di altri club a seconda della propria convenienza.

Concludendo: tutti sappiamo che uno dei principi fondamentali del nostro sport, dopo l’avanzamento, è il sostegno, più che mai in questo momento dobbiamo fare un fronte forte e comune per dare continuità su quanto di buono e bello è stato fatto fino a oggi, anche attraverso la creazione di un tavolo di lavoro dove chi si sieda abbia a cuore veramente il nostro sport e non lo faccia con secondi fini e interessi personali dettati dal momento.

Bienati Cristiano
Direttore Sportivo Rugby Parabiago 1948 Ssd